Analisi critica [1]: Omeopatia

9 08 2009

Inauguro una nuova serie chiamata “Analisi critica” con un argomento che mi sta a cuore. In questo post, come nei prossimi, cercherò di chiarire le idee a me stesso e a voi lettori su questioni che punzecchiano il mio scetticismo – omeopatia, cerchi nel grano, sbarco sulla luna. È una serie potenzialmente infinita, spero che possa interessare.

Ecco a voi: l’omeopatia.

Com’è nata? La nascita dell’omeopatia è dovuta a un medico tedesco, Samuel Hahnemann, che se ne occupa principalmente nella sua opera Organon, pubblicata nel 1810.

Come funziona? Cerchiamo di comprendere come dovrebbe funzionare questa pratica medica alternativa. Secondo Hahnemann, la cura per una certa malattia va ricercata in una sostanza che generi, in una persona sana, sintomi simili a quelli della malattia stessa – una sostanza che fa venire la febbre a una persona sana, dovrebbe farla passare a una persona malata. Il medico propone alcuni esempi, alcuni spiegabili anche dalla medicina tradizionale, altri senza un fondamento scientifico. Inoltre, esisterebbero diversi tipi di persone (carbonico, solforico, fluorico, fosforico) che causano la necessità di trovare la sostanza adatta non solo alla malattia, ma anche alla persona.

Le diluizioni. Una delle particolarità dell’omeopatia risiede nella teoria delle diluizioni. Per evitare che i sintomi indotti dal rimedio omeopatico si sommassero ai sintomi della malattia, causando un peggioramento nel paziente, Hahnemann propose di diluire progressivamente la soluzione della sostanza, scuotendo energicamente la soluzione fra una diluizione e l’altra. Esistono diluizioni decimali (D) e diluizioni centesimali (C). Per esempio considerando un 12C la soluzione è stata diluita dodici volte, ogni volta 1 a 100, per un totale di una parte su 100^12 (1 : 1000000000000000000000000). Esistono cure in cui la diluizione è molto minore (4D, 8D), ma anche molto maggiore (fino a 30C).

È dimostrato scientificamente, però, che oltre una diluizione di 12C, o 24D, che sono equivalenti, c’è la possibilità che la soluzione non contenga nemmeno una molecola della sostanza, ed è probabile che non ce ne sia comunque più di una. Questo rende evidente che se davvero la cura ha effetto, non può essere grazie alla sostanza indicata dagli omeopati. La loro spiegazione fa riferimento a una cosiddetta memoria dell’acqua per cui le molecole manterrebbero una particolare conformazione dovuta alle sostanze con cui sono venute a contatto. Citando Wikipedia: «Tale principio è inaccettabile per la medicina tradizionale.»

Effetto placebo? È assolutamente certo che l’efficacia della medicina tradizionale è enormemente maggiore dell’efficacia della medicina omeopatica, nel curare malattie molto gravi o letali. È più difficile dirlo riguardo a malattie meno gravi o che tendono a guarire spontaneamente. Sono stati quindi condotti esperimenti clinici controllati che hanno mostrato come l’efficacia dei rimedi omeopatici sia spiegabile con l’effetto placebo, sebbene in alcuni casi si notasse qualcosa di particolare. Questi rari casi non dimostrano comunque nulla, perché essendo rari dimostrano che le basi teoriche dell’omeopatia non sono affidabili.

Conclusione. Citando la rivista Lancet in un articolo del 2007: «Non sono stati evidenziati vantaggi significativi rispetto ai placebo» e anzi ci sono stati «inattesi effetti collaterali».

Non fidatevi dei rimedi omeopatici, per favore. Finché si tratta di un raffreddore, gestitelo come volete, ma per malattie più gravi rivolgetevi a un medico competente.

Wikipedia – Omeopatia

Cicap – L’Omeopatia nella Teoria e nella Pratica Odierna

Corriere della Sera – 28 novembre 2007

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2 responses

26 08 2009
d3vcat

Ottimo articolo!! Fa sempre piacere trovare sostenitori del pensiero critico nella blogosfera italiana 😉
Non so se ti possa interessare: recentemente ho pubblicato sul mio blog un articolo sul mito del finto sbarco sulla Luna, uno sull’omeopatia (il tuo, pero’, e’ migliore) e sul delirante servizio di “Mistero” sui feti alieni.
Spero potremo creare qualcosa come un “blog-ring” di pensiero critico.

26 08 2009
BerryHey'

Grazie mille per i complimenti 🙂 Per problemi di tempo non ho potuto leggere attentamente il tuo blog, ma gli ho dato un’occhiata e ti assicuro che tornerò al più presto per rimediare.

Teniamo duro, che questo è un mestiere difficile in un mondo come il nostro 😉

L.

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