Italia: Società di ordini?

3 01 2009

Oggi è tempo per un intervento “storico”. Torniamo indietro nel tempo di qualche secolo, e immaginiamo di essere nel Settecento. Per poterci ambientare meglio consideriamo la Francia del Settecento, prima della rivoluzione. La confronteremo con l’Italia attuale.

La società francese era divisa in tre “ceti” o “ordini”: il clero, la nobiltà e il Terzo Stato. Il Terzo Stato includeva la grande maggioranza della popolazione, essendo formato da tutti i cittadini non compresi nei primi due ceti.

Il clero e la nobiltà erano ceti privilegiati: il clero, per esempio, era esente da ogni tipo di tassa e non era sottoposto alle leggi dello stato, ma solo al diritto canonico e i tribunali ecclesiastici; anche la nobiltà godeva di esenzioni fiscali ed altri privilegi.

Ora che abbiamo ripassato la situazione della Francia, passiamo all’Italia. Siamo a gennaio 2009. Ovviamente guardiamo con orrore ai privilegi della Francia del ‘700, dove i due ceti più importanti sottomettevano il Terzo Stato. Crediamo di avere ormai superato queste diseguaglianze, d’altronde lo dice la Costituzione. Sarà vero?

No. Non è vero.

1. Citando un mio post precedente, Lodo Alfano, vediamo come le principali cariche dello stato siano immuni ai processi penali.

«[…] i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Presidente della Repubblica, di Presidente del Senato della Repubblica, di Presidente della Camera dei deputati e di Presidente del Consiglio dei ministri sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica o della funzione. La sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione.»

2. La Chiesa è esente dal pagamento dell’Ici. Citando un articolo di Repubblica:

«Basta insomma trovare una cappella votiva nei paraggi di un cinema, un centro vacanze, un negozio, un ristorante, un albergo, e l’Ici non si paga più. In questo modo la Chiesa cattolica versa soltanto il 5 o 10 per cento del dovuto allo Stato italiano con una perdita per l’erario di almeno 400 milioni di euro ogni anno, senza contare gli arretrati.»

3. Questa è bella. Una notizia fresca fresca. Al Vaticano non piacciono le leggi italiane e non le rispetterà più. Citando un articolo dal Secolo XIX:

«Dal primo gennaio 2009, l’ordinamento giuridico dello Stato del Vaticano non recepirà più automaticamente, come fonti del proprio diritto, le leggi italiane, sia per il loro «numero esorbitante», sia per la loro mutevolezza, sia perché spesso sono in contrasto con la dottrina della Chiesa

Ho citato solo i privilegi più evidenti. Ce ne sono molti altri, come la presenza dei crocifissi nei luoghi pubblici. Ma di Chiesa e Vaticano parlerò ancora, e più nello specifico, nei prossimi interventi.

La morale della storia è che, dopotutto, non siamo tanto superiori alla Francia del Settecento. I privilegi ci sono sempre stati, ci sono ora, e immagino che ci saranno sempre. Dove c’è potere, c’è privilegio.

L.

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One response

4 01 2009
ateismo

Se il fatto che non gli piacciono le nostre leggi implicasse un bel “facciamoci i fatti nostri” senza interferire nella vita democratica del nostro paese, non sarebbe così male.

Ciao!

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